BUONE PRATICHE: pensiero computazionale & coding lez. 1: imparare a programmare senza computer

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Questa estate ho avuto l’occasione di partecipare a un laboratorio di robotica svolto con il LEGO Mindstorms e di avvicinarmi all’uso di Scratch grazie al progetto BYOEG, nato da un’idea del prof. Alfonso D’Ambrosio. Immaginate la mia felicità quando ho appreso che il pomeriggio facoltativo con la mia classe combaciava con la disponibilità dell’aula d’informatica!!!

La decisione è stata subito presa e così ho proposto un laboratorio sul pensiero computazionale e il coding.

I bambini erano molto curiosi di capire quello che volevo proporgli e subito mi hanno comunicato che loro sanno usare benissimo sia il computer che il tablet… così ho chiesto loro se sanno anche come funzionano questi strumenti… è calato il silenzio…

In linea con il nostro nome “Laboratorio Interattivo Manuale”, non sono voluta partire direttamente dall’aula d’informatica, perchè voglio che i miei alunni capiscano l’importanza di avere davanti un problema e di dover trovare il  modo di risolverlo con le loro sole forze. Prima dei computer c’era solo l’uomo, vorrei che, prima di usarli, arrivassero a capire perchè li abbiamo inventati.

Così la prima lezione (2 ore) è stata organizzata con una prima parte di riflessione con le slide e a seguire un gioco per farli riflettere…

Alla lavagna è apparsa la domanda:

slide 1Alla quale sono seguite innumerevoli risposte dei bambini, soprattutto legate ai robot che hanno visto nei cartoni. Per aiutarli a focalizzare è apparsa questa nuova domanda:

slide 2

Li ho lasciati parlare e confrontarsi tra di loro fino a quando abbiamo concordato che…

slide 3

A questo punto ci siamo chiesti cosa vuol dire programmare

slide 4

e abbiamo visto questo video:

Il video è in inglese sottotitolato, ma è troppo veloce da leggere. Quindi abbiamo messo in pausa e letto pian piano quanto detto. I bambini sono rimasti affascinati da queste persone che lavorano dietro a quelli che sono i maggiori social o motori di ricerca che loro usano tutti i giorni… si sono resi conto che dietro alla interfaccia che vedono di solito c’è dietro qualcos’altro.

Per capire quanto è difficile programmare abbiamo fatto un gioco.

slide 5

I bambini vengono chiamati a coppie, uno fa il programmatore e l’altro il robot.

Il robot viene bendato (io ho usato una di quelle mascherine che ti regalano in aereo… pratica e veloce da indossare). Una volta bendato il compagno-robot, il programmatore, nel completo silenzio, si sposta nell’aula e fa vedere ai compagni quale oggetto il suo robot dovrà andare a prendere. Poi torna dal compagno, lo fa girare su se stesso per disorientarlo e poi comincia a dargli le istruzioni opportune.

Il gioco è stato svolto con tutti i bambini, che hanno dimostrato da subito molto interesse… c’è chi ha provato a contare i passi e si è scontrato con il fatto che il suo robot faceva passi più lunghi o più corti! Si sono resi subito conto dell’inefficacia di indicazioni quantitative come “un po’ “, “di più”,… . Si sono resi conto dell’importanza di essere precisi nell’indicare il grado dell’angolo di rotazione… .

Al termine ci siamo chiesti se programmare è facile: la risposta è stata “No, bisogna essere molto precisi altrimenti il robot non capisce”

Dal loro punto di vista i bambini che hanno fatto il robot hanno detto che certe volte non sapevano cosa fare e allora restavano fermi.

Abbiamo provato a trasporre questa difficoltà nel comportamento del computer e hanno identificato questo problema con il computer che si blocca per un errore… (“si impalla” è stata la loro espressione gergale!)

Il gioco è piaciuto così tanto che mi hanno chiesto di rifarlo anche alla ricreazione quando siamo rimasti dentro per la pioggia… alla prima versione del gioco ne abbiamo fatta seguire una di sfida tra due programmatori che danno indicazioni al loro robot per raggiungere per primi lo stesso obiettivo!

A chi interessasse provare questa attività qui trovate il powerpoint* con la traccia da usare in classe!

 

* programma utilizzato LibreOffice Impress

 

 

4 commenti

  1. Sono laureata in informatica ed ho insegnato diversi anni all’Università, ora mi hanno chiesto di fare una lezione in classe di mio figlio (III elementare) ho accettato pensando di utilizzare Scratch ma non sapevo da che parte cominciare…il tuo approccio mi sembra fantastico! Grazie per averlo condiviso 🙂

  2. molto semplice ma molto efficacie! Grazie

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