ARCHEOPLANET: Una vita a strati

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Il titolo dice tutto, quando sei un’archeologa affronti la vita di tutti i giorni analizzando le fonti e i reperti a disposizione… volete un esempio? L’altro giorno ero in ritardo e cercavo la maglia verde, così ho analizzato la situazione, ho dedotto dalla posizione delle borse della spesa che l’ultima volta che avevo la maglia ero al supermercato, così mi sono avvicinata e dietro alle borse, sullo sgabello c’era la maglia. Casualità? No, scienza!

Un altro esempio? Qualche tempo fa ero alla ricerca di una fattura da portare al commercialista, sono andata alla scrivania e ho guardato orripilata la montagna di carte ammonticchiate su un lato. Una persona normale avrebbe affrontato la pila con rassegnazione, ma l’archeologa che è in me ha preso il sopravvento: ho osservato la pila, l’ho mentalmente divisa in strati, ho individuato un numero della rivista Archeologia Viva che risaliva al mese in cui avevo scritto la fattura, e a colpo sicuro ho aperto la pila trovando ciò che cercavo! Casualità? No, esperienza di scavo per lunghi anni!

Quindi, vista l’eccezionale utilità delle competenze dell’archeologo vi chiederete… ma come si diventa un vero archeologo? Uno potrebbe pensare che si acquisisce il pensiero per strati quando si ottiene l’agognato pezzo di carta della laurea… ebbene no, un vero archeologo sa di esserlo fin dalla più tenera età.

Per chi di voi ha letto l’introduzione al nostro manuale “Il mio primo lapbook” saprà che in fondo alla cameretta dove dormivamo da bambine, Giuditta ed io avevamo una piccola libreria ingombra di tanti libri pop-up, ce n’erano davvero tanti, ma il più bello era sicuramente quello sull’uomo primitivo, che aveva un’illustrazione 3D di una capanna realizzata con le zanne di mammut. Giuditta non è tanto d’accordo al riguardo e sostiene che il pop-up più bello era quello con le farfalle… ma questo dimostra solo che lei non era un’ archeologa, mentro io avevo già scelto la strada per una professione affascinante e gratificante… ecco insomma affascinante sicuramente, gratificante… visti i tempi di tagli alla cultura se ne potrebbe discutere! (REPERTO 1: FONTE SCRITTA – IL LIBRO DEGLI UOMINI PRIMITIVI)

In quel periodo cominciai i miei primi esperimenti… in pratica, ogni volta che trovavo un pezzo di terreno, scavavo una fossa alla ricerca di ossa di dinosauro… immaginatevi come era contenta la nonna quando andavo a trovarla!

Qualche anno dopo, intorno ai tredici anni, i miei genitori, stanchi di vedermi scavare senza metodo mi hanno iscritta al campeggio estivo Archeonatura  del Museo Civico di Rovereto, nella speranza che un vero archeologo potesse inculcare in me la coscienza che non si scava dove capita. L’esperienza fu così bella ed entusiasmante che partecipai alle sette edizioni seguenti. Qui, sotto la supervisione dell’archeologo Renato Fasolo, imparai a scheggiare la selce, a conciare le pelli, a realizzare vasi,  strumenti musicali, a tessere e ascavare con  metodo. Durante quegli anni di formazione, forse i più completi e significativi, ho sviluppato il mio interesse per l’archeologia didattica. (REPERTO 2: FONTE MATERIALE – LA STATUA STELE)

Arrivata all’età della maturità non ho potuto che assecondare i miei interessi, frequentando prima il corso in Scienze dei Beni Culturali a Trento e poi il master in “Anthropologie biologique et Préhistoire, spécialisation Préhistoire” a Bordeaux.

Dopo gli anni di formazione, ho dovuto scegliere tra gli scavi, il lavoro di ricerca presso l’Università e l’archeologia didattica… non ho avuto dubbi, ho scelto quest’ultima e ho fondato Archeoplanet, perchè attarverso la formazione posso trasmettere ai bambini quella meraviglia e quel fascino che la storia ha sempre esercitato su di me, affinchè possano prendere coscienza del passato, per capire il presente e crescere come cittadini consapevoli della ricchezza culturale del mondo.

E così, sebbene io non vada più a fare gli scavi, si potrà evincere che sono un’archeologa nel profondo, dal fatto che alle volte uso il trowel (la cazzuola da scavo) per servire la torta, che conservo le pellicce di coniglio nel freezer in attesa della giornata giusta per conciare le pelli e che sul tavolino del soggiorno c’è il mio cappello da Indiana Jones, da indossare quando viaggio con la fantasia alla scoperta di siti e popoli lontani. (REPERTO 3: FONTE MATERIALE – CAPPELLO DA ARCHEOLOGO)

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